L’AMMINISTRATORE CHE USA I SOLDI DEL CONDOMINIO PER ALTRI FINI COMMETTE IL REATO DI APPROPRIAZIONE INDEBITA

Corte di Cassazione, sentenza nr. 27822/2019: CONDANNATO L’AMMINISTRATORE CHE USA I SOLDI DEI CONDOMINI PER SCOPI DIVERSI DA QUELLI RELATIVI ALL’INCARICO DI AMMINISTRAZIONE CONDOMINIALE

La sentenza in commento trae spunto dalla condotta di un amministratore di condominio che aveva incassato soldi da parte dei condomini dello stabile amministrato, al fine di retribuire il portiere ed alcuni fornitori.
Il successivo arrivo di cartelle esattoriali per il pagamento di quanto in realtà già versato dai condomini, acclaravano la responsabilità dell’amministratore che aveva incassato somme vincolate per scopi estranei all’amministrazione condominiale.

La Corte di Cassazione con la sentenza nr. 27822/2019 ha condannato la condotta imputata affermando che la condotta dell’amministratore che abbia trattenuto somme di cui aveva la disponibilità in ragione del suo ufficio e con destinazione “vincolata” ai pagamenti nell’interesse del condominio, integra il delitto di appropriazione indebita.

Difatti, ciò che appare doveroso sottolineare è che anche il denaro può costituire oggetto del reato di appropriazione indebita, atteso che “anche il denaro, nonostante la sua “ontologica” fungibilità, può essere oggetto di trasferimento relativamente al mero possesso, senza che al trasferimento del possesso si accompagni anche quello della proprietà”.

“Ciò di norma si verifica, oltre che nei casi in cui sussista o si instauri un rapporto di deposito o un obbligo di custodia, nei casi di consegna del danaro con espressa limitazione del suo uso o con un preciso incarico di dare allo stesso una specifica destinazione o di impiegarlo per un determinato uso: in tutti questi casi il possesso del danaro non conferisce il potere di compiere atti di disposizione non autorizzati o, comunque, incompatibili con il diritto poziore del proprietario e, ove ciò avvenga si commette il delitto di appropriazione indebita (cfr., Cass. Pen., 2, 24.10.2017 n. 50672, P.C. in proc. Colaianni; conf., Cass. Pen., 2, 25.10.1972 n. 4584, Girelli; cfr., anche, Cass. Pen., 2, 21.4.2017 n. 24857, Forte; Cass. Pen.,2, 8.3.2016 n. 12869, Pigato; Cass. Pen., 5, 26.5.2014 n. 46474, Nicoletti, resa in tema di appropriazione da parte del consulente di una società, di una somma di denaro destinata al soddisfacimento di un creditore)”.

Pertanto, anche se bene fungibile, il denaro incassato dall’amministratore in ragione del suo incarico, non può essere utilizzato per scopi personali o diversi, in quanto tale condotta è denunciatile e perseguibile a norma dell’art. 646 c.p. che disciplina il reato di appropriazione indebita.

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